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日志


2006/8/30

A caccia di fantasmi

 
Sabato sera, dal momento che mi trovavo a Venezia (che considero a tutti gli effetti la mia amatissima seconda casa), ho deciso di godermela in un modo un po' diverso , lontano dai soliti, triti e banali itinerari turistici (non a caso adoro passeggiare per la città quando il maltempo, la nebbia o l'ora tarda allontanano da calli e campielli le solite orde di visitatori).
Così, assieme alla mia amata e ad alcune amiche veneziane, abbiamo girato per 3 ore per la città seguendo un percorso che attraversa luoghi bellissimi, tutti legati a storie, leggende e voci popolari  che spesso nemmeno i residenti conoscono (vero Chiara e Marta ?); se la cosa vi affascina non posso che consigliarvi di leggere i lavori di Alberto Toso Fei, un giornalista veneziano (per la precisione di Murano) che ha scritto alcuni libri che raccolgono, appunto racconti misteriosi e magici su Venezia.
Vi assicuro che è un esperienza che vale proprio la pena specie se siete amanti della Storia come lo sono io e se girate per la citta con uno Storico studioso (anche se ancora all'inizio della carriera ) di quei posti, come è capitato alle mie amiche e alla mia ragazza
(scusate la mia poca modestia)
Vi lascio un assaggio di quello che abbiamo letto e visto durante la serata.... buona lettura....

Il Mendicante e il Levantino.

Una tragica ma bella storia di fantasmi è ambientata davanti alla Scuola di San Marco, oggi Ospedale Civile. E’ questa una delle sei storiche “Scuole Grandi” di Venezia; sorta nel 1260 con scopi religiosi ed umani, fu incendiata e quasi distrutta nel 1485. I lavori di ricostruzione durarono dieci anni, sotto la direzione di Mauro Codussi, e vennero integrati da un progetto di Jacopo Sansovino tra il 1533 e il 1546. Fu davanti allo storico portale che si consumarono le storie intrecciate del mendicante e del levantino.
Cesco Pizzigani era uno dei più valenti scalpellini veneziani dell'epoca. Partecipò alla realizzazione della facciata della Scuola di San Marco creando con le sue splendide mani alcuni dei preziosi giochi prospettici che la resero, già allora, famosa in tutta Europa. Pochi anni dopo, correva il 1501, una improvvisa malattia colse la giovane moglie dell'artista, Fiorinda. A nulla valsero le infinite cure con le quali amorevolmente Cesco cercò di salvarle la vita. Essa morì, lasciando nella miseria il marito che era arrivato a vendere la sua bottega pur di non lasciare nulla di intentato.
Completamente rovinato, e colto dall'insanabile sconforto per la perdita del suo amore, per qualche anno Cesco si ritrovò a mendicare sul portale della Scuola grande che egli stesso aveva contribuito ad edificare. Di tanto in tanto, non visto, con un vecchio chiodo si divertiva ad esercitare la sua vecchia arte ai lati del portone, incidendo i profili delle navi che ogni giorno caricavano e scaricavano dalla grande scalinata del campo.
Nello stesso periodo, nelle vicinanze, abitava una donna che aveva avuto un figlio da un levantino, un ebreo divenuto suddito turco che - come mercante internazionale - godeva dei diritti accordati agli stranieri residenti e risiedeva, come molti altri nelle sue condizioni, nell'isola della Giudecca.
Ora spesso il figlio - che viveva con il padre e come lui vestiva alla maniera turca - si recava a trovare la donna. Ma erano molte le volte in cui il giovane picchiava la madre con violenza, rendendola vittima del proprio conflitto interiore tra l'essere metà veneziano e metà levantino, e perciò male accetto da entrambe le comunità. La donna - che viveva sola e non si era mai sposata - sopportava di buon grado gli sfoghi violenti del figlio, amandolo più della sua stessa persona.
Ma una sera la situazione precipitò. In un accesso d'ira come non ne aveva mai avuti prima, il giovane accoltellò la propria madre e le strappò letteralmente il cuore dal petto. Accecato dall'ira e terrorizzato per il gesto compiuto, subito fuggì gettando il coltello, ma continuando a tenere il povero cuore straziato in una mano. Corse verso il ponte di fronte alla Scuola, ma nel salire il primo gradino incespicò e cadde, lasciando la presa dal povero organo straziato della madre. Il cuore ruzzolò a terra, si fermò, e da esso uscì una voce: "Figlio mio, ti sei fatto male?".
Uscito di senno, il ragazzo corse fino alla laguna, di fronte al cimitero, e gettatosi tra i flutti si lasciò annegare. E' ancora possibile sentire i suoi lugubri lamenti nel silenzio del campo, perché va cercando il cuore di sua madre per sentire il calore dell'amore nelle notti gelide d'inverno. E Cesco? Cesco dormiva sotto il portale, come ogni notte. Vide la scena e decise di immortalarla a modo suo, graffiandone l'immagine sul marmo. Oggi sul portale, assieme ai profili di nave, è ancora possibile vedere una figura umana con un grande turbante in testa, che regge in una mano un cuore umano. Un cuore di madre.

Tratto da  “Leggende veneziane e storie di fantasmi”, di Alberto Toso Fei, Edizioni Elzeviro, 2002

 La cosa può sembrarvi forse strana ma vi assicuro che l'incisione è proprio lì, sullo stipite destro della porta (guardando la facciata) e se non ci credete... beh ecco una foto che ho scattato sabato sera con il mio k750i (è un telefonino)

评论 (2)

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Grazie a voi per essere venute!!!!!! Dobbiamo rifarlo assolutamente :))) a presto, anzi prestissimo! Un bacione anche a te
9 月 14 日
fenzomarta发表:
ciaoooo!!!è stato veramente molto bello,ve lo assicuro...e poi anche secondo me è bellissimo muoversi di sera quando ormai di turisti non ce ne sono più...grazie per aver portato anche noi in giro per venezia!!!un bacio
marta
9 月 14 日

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